Liberiamoci! Una città intera contro fascismi, razzismi e sessismi

Pubblichiamo la versione finale della piattaforma scritta dall’assemblea di Trieste Antifascista-Antirazzista in vista della mobilitazione del 3 novembre. A breve sarà disponibile anche la versione in lingua slovena.

Stop all’invasione dei fascisti di Casapound

CasaPound Italia ha annunciato, nelle scorse settimane, l’intenzione di tenere a Trieste una mobilitazione nazionale per il 3 novembre, con lo scopo di celebrare il centenario della ‘vittoria’ dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. CasaPound, al pari di altri movimenti e partiti neofascisti, costituisce una pericolosa e crescente minaccia per la democrazia, l’inclusione sociale, la diversità e la contaminazione culturale. La retorica utilizzata da tali gruppi, imperniata sulla riedizione e rivisitazione dei principi ispiratori del fascismo, è inaccettabile per una repubblica come la nostra, fondata sulla Resistenza. Ancora più allarmanti sono i tantissimi casi (documentati in maniera dettagliata in questa mappa interattiva) di aggressioni fisiche a persone colpevoli solo di avere un colore della pelle o un orientamento sessuale diverso o di essere impegnate, in vari ambiti, in attività antifasciste. Non ultimi i fatti di Bari del 21 settembre che, in un clima di sostanziale impunità, hanno coinvolto militanti di CasaPound in una vera e propria caccia all’uomo con diverse persone ferite, dopo un partecipatissimo corteo di opposizione alle politiche razziste del Governo Conte.

Dietro la maschera della vicinanza ai settori più popolari della società e ai loro ‘veri problemi’, movimenti come CasaPound nascondono l’intenzione di alimentare una guerra contro i migranti e contro qualsiasi ‘minoranza’ considerata un germe che mette in pericolo la concezione fascista e nazionalista di cultura italiana, di purezza etnica, di orientamento sessuale e di identità di genere eteronormata e discriminatoria.

Particolarmente ripugnante è l’atteggiamento da autonominati ‘difensori delle donne bianche’ e l’uso del fantasma dello straniero stupratore per legittimare le proprie pretese di controllo del territorio, salvo poi minacciare di stupro e aggredire quante non accettino la parte della ‘donna bianca in pericolo’, perché ad essa non conformi per identità di genere, per identità culturale o per il colore della pelle. In questo modo, ogni donna si sente vittimizzata, strumentalizzata e sovradeterminata; non permetteremo che questa mistificazione regga.

CasaPound, inoltre, è di fatto inesistente a Trieste: risulta chiaro dunque che la convocazione di una manifestazione nazionale nella nostra città sia parte di un disegno più ampio, volto ad acquisire consensi e simpatie e dunque radicarsi. Un’invasione in piena regola, un’operazione di legittimazione che vogliamo respingere al mittente.

Lì dove CasaPound e gli altri movimenti neofascisti vogliono dividere, noi abbiamo intenzione di unire: diverse condizioni, diverse forme di attivismo nella società, diverse lotte, tutte caratterizzate dal fermo orientamento antifascista e per una società libera da razzismo, oppressione e violenza.

Ricordiamo e rispettiamo la storia di Trieste, contro la violenza dei nazionalismi

L’annuncio del corteo di CasaPound a Trieste il 3 novembre non va considerato accettabile per diverse ragioni. Trieste per secoli è stato il punto di convergenza delle tre principali aree macrolinguistiche e culturali d’Europa. Ma italiani, sloveni, croati e tedeschi non erano i soli ad abitare questa città. Qui, la comunità ebraica trovò rifugio dalle persecuzioni presenti in tutta Europa, gli armeni si dotarono di un luogo di culto, i greci e i serbi costruirono imponenti palazzi sulle Rive, grazie ai proventi dei loro commerci. A Trieste, per secoli, hanno convissuto persone che parlavano lingue diverse e professavano fedi differenti.

La prima guerra mondiale vedrà i triestini schierati, a maggioranza, nelle file dell’esercito imperiale, e chi dice il contrario lo dice in mala fede. La data scelta dai fascisti non è casuale: il giorno seguente è il centenario della firma dell’armistizio tra l’Impero Austro-Ungarico e il Regno d’Italia, e a Trieste venne issato per la prima volta il tricolore italiano (4 novembre 1918). Si pose fine alla mattanza sul fronte orientale, una mattanza che noi non vogliamo ricordare con onore, in cui i ragazzi di quel ‘99, diversamente dai ragazzi del nostro ‘99, vennero mandati come carne al macello sul fronte.

Fino a quel momento la narrazione della terra irredenta carica Trieste e queste zone di un grave peccato originale, quello di non essere italiane, quella di dover essere redente. I fascisti, con l’aiuto del livornese Francesco Giunta, si resero immediatamente protagonisti di violenze sul territorio. Già nel 1920 il rogo del Narodni Dom anticipò la violenza che avrebbe caratterizzato gli anni a venire. Nel 1921 poi i Fasci di Combattimento divennero il Partito Nazionale Fascista, e da lì la storia è nota. Il fascismo si impegnò a redimere queste terre, a cancellare violentemente una storia di convivenza con cui il fascismo poco voleva avere a che fare. I fascisti, però, non considerano un crimine la proclamazione delle leggi razziali, il 18 settembre del 1938, in Piazza Unità d’Italia, fatte proprio dal Duce, davanti ad una folla urlante. E forse nemmeno questa giunta comunale la ritiene una vergogna, un’onta per cui la città dovrebbe chiedere scusa.

Il nazionalismo violento del Novecento si abbatté come una furia su questi territori e Trieste divenne un laboratorio dei peggiori avvenimenti vissuti dagli europei nel secolo scorso: i conflitti legati all’odio etnico, gli esodi di popolazione, le persecuzioni etniche, i trasferimenti forzati, l’universo concentrazionario – prima fascista e poi nazista – della Risiera di San Sabba, unico campo di polizia, oggi presente sul territorio nazionale, ad aver avuto in dotazione un forno crematorio.

Per questa storia, in cui Trieste, nell’arco di meno di mezzo secolo, si è trovata più volte ad essere vittima e carnefice, crediamo fermamente che in questa città non ci sia spazio per il fascismo, che si fa propugnatore di un nazionalismo storicamente, e purtroppo anche oggi, escludente e violento. Se, invece, vogliamo ricordare qualcosa della Prima Guerra Mondiale, così come di ogni altra guerra, è che ha costituito una violenza insanabile contro le persone, ma anche contro le culture e i luoghi. Per questo non c’è nulla da festeggiare, perché lungi dall’avere avuto vinti e vincitori la Grande Guerra ha visto sconfitti tutti i popoli costretti a combatterla.

Contrastare il fascismo alla radice: contro la deriva culturale e politica del nostro Paese

Crediamo che in questi anni la nascita di movimenti fascisti non sia stata favorita solamente dal clima economico e sociale, ma anche da politiche permissive messe in campo da molte forze politiche, comprese quelle che avrebbero dovuto fare dell’antifascismo un proprio valore fondamentale. Lo spostamento a destra del discorso politico ha inoltre permesso a retoriche che avrebbero dovuto rimanere relegate ai libri di storia di farsi strada nel dibattito pubblico, reale e virtuale, nei programmi elettorali ed infine nelle istituzioni democratiche. Questo ha consentito a movimenti e partiti antidemocratici come CasaPound di assumere il ruolo di soggetti politici legittimi, interlocutori con cui ora risulta accettabile dialogare.

La speranza di alcuni è forse quella che, entrando nel confronto democratico, questi soggetti possano abbandonare le idee più estreme che li caratterizzano; questa speranza si è rivelata però fallace, perché i fatti recenti ci insegnano come la natura violenta di queste organizzazioni sia rimasta quella di un tempo. Allo stesso modo, la ritrovata accettabilità di cui godono ha permesso loro di mettere in atto azioni pubbliche, come ronde e manifestazioni, forti del sostegno da parte di forze politiche tradizionali.

Rifiutiamo inoltre di bollare le forze fasciste e razziste come meramente ‘populiste’: una simile retorica non ha infatti giovato a nessuno, facendo assumere spesso a coloro che dovrebbero opporsi al fascismo un atteggiamento paternalistico. Riteniamo infatti che una mobilitazione antifascista debba essere popolare, partendo da quelli che sono i primi bersagli della retorica fascista, ovvero coloro i quali in questi anni hanno subito le conseguenze di politiche antipopolari di distruzione del welfare e attacco dei diritti, spesso dimenticati da chi si è presentato come difensore dei valori democratici.

Per una mobilitazione plurale e duratura: un’intera società contro i fascismi

La chiamata di CasaPound per un corteo nazionale a Trieste è dunque solo l’ultima di una lunga serie di eventi inaccettabili che hanno segnato la nostra città e non solo. Siamo convinti che necessiti di una risposta antifascista, antirazzista e femminista chiara, e pensiamo che tante e tanti sentano l’urgenza di esprimerla, come dimostrato anche dalla ricca partecipazione alle prime discussioni pubbliche promosse nelle ultime settimane. Questa risposta tuttavia non si può limitare ad una semplice reazione alla calata dei fascisti di CasaPound a Trieste, anche perché, come già chiarito in precedenza, il problema del fascismo e del razzismo e del brodo di coltura da cui questi fenomeni si alimentano è ben più vasto.

D’altro canto, è nostra intenzione provare a dare voce e spazio, in maniera paritaria, a una pluralità di esperienze che, nella loro presenza quotidiana nella società, esprimono e rafforzano i valori dell’antifascismo, dell’antirazzismo e del rispetto delle identità di genere. Pensiamo dunque a una mobilitazione duratura, articolata in più momenti e iniziative, che sappia dare spazio e visibilità a tante realtà, diverse tra loro per interessi e orientamenti, ma accomunate da questi valori. L’esatto contrario della società omogeneizzata e pacificata che tanto piacerebbe ai militanti di CasaPound. La proposta di Trieste Antifascista – Antirazzista è dunque di riempire il mese che ci separa dall’annunciata mobilitazione di CasaPound di tanti momenti di incontro, scambio e mobilitazione, che diano visibilità a quella parte consistente della città che non si piega alle ingiustizie e all’odio fascista e che vuole costruire una società migliore.

Il nostro impegno antifascista non si esaurirà con il 3 novembre, così come non è iniziato con questo appello: siamo convinti che l’antifascismo debba essere interpretato come una pratica quotidiana, da portare avanti nei luoghi di formazione, di lavoro e di socializzazione, in particolare lì dove premesse culturali e le azioni materiali alimentano il fascismo e il razzismo.

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